Lucio Amelio, Ma L ‘Amore No
1990, Mister Hart Recording
Copertina: Cy Twombly
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La copertina del disco “Ma L’Amore No” di Lucio Amelio del 1990, ideata da Cy Twombly rappresenta un perfetto esempio di come l’arte contemporanea possa dialogare con altri linguaggi espressivi. Questa collaborazione non è casuale: Cy Twombly era tra gli artisti più importanti ospitati dalla galleria di Amelio, testimoniando un rapporto profondo tra gallerista e artista che va oltre la semplice relazione commerciale.
Su un intenso fondo blu cobalto, che richiama il blu Klein tanto caro agli artisti contemporanei, Twombly traccia con il bianco una grafia fluida e gestuale che trasforma il titolo in pura espressione artistica.


La scelta di Twombly per il design grafico riflette l’estetica del maestro americano, caratterizzata dalla sua inconfondibile gestualità calligrafica che fonde elementi classici e contemporanei. Il titolo stesso, “Ma L’Amore No”, evoca quella tensione poetica tipica di Twombly, che nelle sue opere spesso incorporava riferimenti letterari e culturali, creando un ponte ideale tra la sensibilità visiva dell’artista e il progetto musicale di Amelio.
Questo disco era dedicato a Joseph Beuys, aggiungendo un ulteriore livello di significato artistico all’operazione, che si configura come un vero e proprio progetto d’arte totale.
Questo fa salire molto l’interesse per questo disco dei collezionisti e degli estimatori d’arte con quotazioni molto alte per ogni copia venduta.
Il Legame tra Lucio Amelio e Joseph Beuys
Nel 1971 l’incontro folgorante con Lucio Amelio sigla il legame tra l’artista e Napoli. Il giovane gallerista invita l’artista tedesco nella galleria che aveva fondato nel 1965, la Modern Art Agency, per la sua prima mostra personale intitolata “La Rivoluzione siamo Noi“. Questa mostra del novembre 1971 rappresenta un momento fondamentale nella storia dell’arte contemporanea italiana.
La collaborazione tra Lucio Amelio e Beuys prosegue dal 1971 al 1985, creando un sodalizio artistico e umano che va ben oltre il rapporto gallerista-artista. A Napoli il 13 novembre 1972, grazie a Lucio Amelio, è venuto nella sua galleria Joseph Beuys, consolidando una presenza costante dell’artista tedesco nel panorama napoletano.
Perché la Dedica nel 1990
La dedica assume un significato particolare considerando che la morte dell’artista avvenne nel 1986.
Il disco del 1990 rappresenta quindi un tributo postumo a un artista che aveva lasciato un’impronta indelebile nella vita culturale e personale di Amelio.
Il rapporto tra i due non era solo professionale: Beuys aveva trovato a Napoli e nel Sud Italia un terreno fertile per le sue idee rivoluzionarie. La collezione/esposizione Terrae Motus è una dichiarazione programmatica sull’utilità dell’arte e sulla sua carica trasformatrice. E Beuys, con Warhol e altri, ne è appassionatissimo firmatario.
Il Significato Simbolico della Dedica
I capisaldi della ricerca di Beuys erano criticità, responsabilità, libertà, autodeterminazione, partecipazione, uguaglianza, democrazia – valori che Amelio condivideva profondamente e che traspaiono anche nella scelta di dedicargli un’opera che unisce musica, arte visiva e poesia.
La dedica rappresenta quindi:
- Un omaggio personale a un amico e collaboratore scomparso quattro anni prima
- Un riconoscimento del debito culturale che Amelio sentiva verso Beuys per aver contribuito a fare di Napoli un centro internazionale dell’arte contemporanea
- Una continuità ideologica con la concezione beuysiana dell’arte come “scultura sociale” che abbraccia ogni forma espressiva
- Un tributo alla visione rivoluzionaria di Beuys, che vedeva nell’arte uno strumento di trasformazione sociale
La dedica trasforma così il disco in un monumento sonoro e visivo alla memoria di uno dei più grandi innovatori dell’arte del Novecento.
Lucio Amelio nel Campo Artistico
Lucio Amelio (Napoli, 13 settembre 1931 – Napoli, 2 luglio 1994) fu uno dei protagonisti del mercato dell’arte contemporanea internazionale, dalla metà degli anni sessanta alla metà degli anni novanta.
Nel 1965 aprì a Napoli la Modern Art Agency. Nel 1969 sempre a Napoli fu inaugurata in Piazza dei Martiri la sede della galleria che avrebbe portato il suo nome. La galleria avrebbe ospitato alcuni tra gli artisti più importanti del panorama internazionale, come Robert Rauschenberg, Mario Merz, Jannis Kounellis, Keith Haring, Cy Twombly, Mimmo Paladino, Antonio Del Donno.
Amelio riuscì nell’impresa di trasformare Napoli in un centro internazionale per l’arte contemporanea, creando un ponte culturale tra il Sud Italia e le principali capitali artistiche mondiali. La sua galleria divenne punto di riferimento per collezionisti, critici e artisti, dimostrando che l’innovazione artistica poteva fiorire anche al di fuori dei circuiti tradizionali di Milano e Roma.
Biografia di Cy Twombly
Edwin Parker, Jr., noto come Cy Twombly, nacque a Lexington, Virginia, il 25 aprile 1928 e morì a Roma il 5 luglio 2011. Il soprannome “Cy” derivava dal famoso giocatore di baseball Cy Young, stesso soprannome di suo padre, che fu lanciatore dei Chicago White Sox.
Tra il 1948 e il 1951 frequentò la School of the Museum of Fine Arts di Boston, la Washington and Lee University di Lexington, e l’Art Students League di New York, dove incontrò Robert Rauschenberg. Successivamente conobbe Jasper Johns e John Cage in North Carolina, che influenzarono molto la sua pittura.
Nel 1957 l’artista si stabilì in Italia, trovando tra Roma, Gaeta e Napoli un passato che tanto aveva studiato. Twombly era rinomato per opere d’arte che integravano riferimenti culturali, storici e poetici—specialmente all’antichità classica—con forme astratte e la sua inimitabile grafia.
Era famoso soprattutto per le sue opere di grande dimensioni in cui usava la tecnica calligrafica dei graffiti su sfondi solidi di colore grigio, marrone o bianco (una tecnica a metà tra la pittura e l’incisione).

