The Offspring, Americana
1998, Columbia
Copertina: Frank Kozik
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Dexter Holland, da tempo amico di Frank Kozik, gli propone di realizzare l’immagine rappresentativa per il nuovo long playing nel quale il gruppo si propone di «mettere in evidenza il lato oscuro della nostra cultura. Potrebbe sembrare un episodio di “Happy Days”, ma in realtà è più come “Twin Peaks”», e le locandine per i concerti realizzate da Kozak «avevano tutte le caratteristiche che si associavamo ad “Americana”: soggetti molto patinati, innocenti, in stile Anni’50 ma con qualcosa di contorto». Inizialmente Kozik era riluttante ad accettare, preoccupato per ciò che i suoi estimatori avrebbero potuto pensare: lui, che aveva un’etichetta indipendente accettare un lavoro commissionato da una band pop punk che lavorava per una major? Alla fine decise di accettare, ma chiedendo 75.000 Dollari e non fece neanche un grande sforzo per inventare qualcosa di nuovo, riciclando in realtà l’illustrazione creata per una band del Nebraska, i Ritual Device… ma con alcune aggiunte che fanno la differenza…
Nel creare il lavoro grafico per le copertine dei dischi, Kozik seguiva una formula: «Per una band follemente cattiva farò qualcosa di follemente carino e strano. Viceversa per qualcosa di più normale, inserirò qualche elemento oscuro». E proprio con questo secondo criterio è nato l’artwork di “Americana”.
L’immagine presente sul front del disco ha due strati. Il primo è la superficie fiabesca che si coglie alla prima occhiata: un bambino biondo sull’altalena. Sembra quasi un richiamo al mondo semplice del pittore Norman Rockwell, fatto di bambini sorridenti, bottiglie di Coca-Cola, cagnolini e scenette spiritose: era lo stereotipo che aveva di sé l’America bianca, fiduciosa e perbenista della classe media degli Anni’40 e ’50.
Sulla copertina il celeste tranquillizzante del modello originario diventa un’alternanza di strisce blu chiare e blu scure, come un’onda radioattiva che investe il corpo. Per il resto ritroviamo l’universo delle cartoline e delle illustrazioni vintage, con pochi tranquillizzanti colori di base: il giallo oro dei capelli, verde la maglietta e i calzini, con il rosso dei pantaloncini a spiccare su tutto e come ad attirare l’attenzione verso i particolari “disturbanti” che costituiscono il secondo strato, la seconda lettura del quadretto. In questo secondo strato Kozik ha inserito i due “elementi oscuri” previsti nella formula per band “normali” come gli Offspring. Il “qualcosa di contorto” di cui parlava il cantante del gruppo.
Il primo di questi elementi è il tutore che il bambino porta alla gamba destra, un dettaglio quasi invisibile al primo sguardo. Nelle scene iniziali del film “Forrest Gump” di Robert Zemeckis, nel quale viene ripercorsa la vita del protagonista dagli Anni’50attraverso tutte le tappe cruciali della storia americana, Forrest somiglia al bambino della copertina di “Americana”, perché è nell’aspetto esterno un normale, classico bambino americano, ma in realtà è portatore di due disabilità: quella fisica dovuta ad una malformazione agli arti, che lo costringe a portare supporti metallici ad entrambe le gambe e quella psichica per un ritardo mentale e una forma di autismo (causato da una sindrome genetica). La soluzione di Forrest a qualunque difficoltà è la corsa e proprio correndo si libererà dei tutori, mentre la sua disabilità mentale gli consentirà di attraversare tutte le tragedie degli ultimi decenni di storia americana mantenendo il candore dell’infanzia.
Il secondo elemento oscuro nell’immagine della release a è meno nascosto: è l’insetto gigantesco che il fanciullo tiene in mano come fosse un giocattolo. Sembra quasi un incrocio tra uno scarafaggio e un mostruoso crostaceo gigante uscito dal mondo subacqueo del Capitano Nemo, così come il tentacolo che spunta da un lato della vignetta, non presente nel modello originario del disegno realizzato per i Ritual Device. È solo la prima striscia di un fumetto il cui epilogo viene rappresentato sul retro copertina, dove si scopre che l’altalena è occupata dall’insetto: tiene in una chela una scarpa del bambino mentre a terra vediamo l’altra scarpa con il tutore attaccato, in una pozza di sangue.
Del misterioso mostro degli abissi si vedono ora tre tentacoli e uno si occupa di far muovere l’altalena, in una rappresentazione deformata della cura materna. Come Forrest nel film anche il bambino di “Americana” si è liberato del tutore ma il lieto fine della storia appartiene ai mostri, e si ha l’impressione che nella tranquilla suburbia americana dove si è svolta la scena tutto continuerà a scorrere indisturbato. Il tema dell’insetto che prende il posto dell’umano e lo sostituisce riporta al romanzo “La metamorfosi” di Frank Kafka: dove un uomo si sveglia una mattina improvvisamente e inspiegabilmente trasformato in un grande insetto.

Frank Kozik
Grafico americano, nato il 9 gennaio 1962 a Toledo, in Spagna, e deceduto il 6 maggio 2023.
La carriera di Kozik iniziò ad Austin, in Texas, negli anni ’80, disegnando poster e copertine di album per diverse band. Lavorò con artisti del calibro di Nirvana, Pearl Jam, Stone Temple Pilots, Red Hot Chili Peppers, Melvins, The Offspring e Butthole Surfers.
Ad Austin, Kozik fu uno dei co-fondatori della Rise Records. Si trasferì a San Francisco, in California, nel 1993. Kozik diresse la Man’s Ruin Records, un’etichetta discografica e un’agenzia di stampa, e pubblicò diversi libri, tra cui “Man’s Ruin: Posters and Art by Frank Kozik” e “Desperate Measures Empty Pleasures”. Kozik è stato descritto come “uno dei migliori artisti di poster del mondo del rock”.

