Paolo Pietrangeli, Tarzan e le Sirene
1988, Bravø Records – 64 7914031, EMI
Copertina: Sergio Staino
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La copertina dell’album “Tarzan e le Sirene” di Paolo Pietrangeli, pubblicato nel 1988, presenta un disegno di Sergio Staino che raffigura il suo personaggio più conosciuto, Bobo. questa volta vestito da Tarzan. La scelta è geniale e carica di significato: Bobo, l’intellettuale di sinistra per eccellenza, si traveste da Tarzan creando un cortocircuito ironico perfettamente in linea con lo spirito satirico di entrambi gli artisti.
L’immagine di Bobo-Tarzan rappresenta una sintesi brillante del contenuto dell’album e della poetica di Pietrangeli: l’uomo primitivo che vive nella giungla diventa metafora dell’intellettuale che si confronta con la complessità del mondo moderno. La trasformazione del personaggio di Staino in Tarzan crea un effetto straniante e divertente, sottolineando le contraddizioni tra l’idealismo sessantottino e la realtà degli anni Ottanta.
Il disegno funziona su più livelli: da un lato mantiene la riconoscibilità immediata di Bobo, dall’altro gioca con l’immaginario popolare di Tarzan, creando un dialogo ironico tra cultura alta e cultura di massa che rispecchia perfettamente l’approccio artistico sia di Pietrangeli che di Staino. La copertina trasforma l’album in un oggetto culturale che va oltre la musica, diventando una riflessione satirica sui miti contemporanei e sulle trasformazioni dell’intellettuale italiano.
Il disegno di Staino conferisce alla copertina un carattere immediato e riconoscibile, trasformando l’album in un oggetto culturale che va oltre la semplice musica per diventare testimonianza di un’epoca e di un modo di vedere il mondo. La scelta grafica sottolinea il carattere militante e al contempo riflessivo dell’opera musicale, creando un dialogo perfetto tra immagine e contenuto.
Questa scelta rappresenta un incontro significativo tra due figure emblematiche della cultura italiana di sinistra: Paolo Pietrangeli, cantautore del ’68 e autore di canzoni iconiche come “Contessa”, e Sergio Staino, vignettista satirico e creatore del fumetto politico più rappresentativo dell’Italia post-sessantottina.
La presenza di Bobo sulla copertina non è casuale: il personaggio di Staino incarna perfettamente lo spirito dell’album e l’universo culturale di Pietrangeli. Bobo è una sorta di alter ego dell’autore ma anche ritratto di una generazione sessantottina alle prese con le perplessità e i turbamenti, esattamente come le canzoni di Pietrangeli riflettevano i dubbi e le contraddizioni di quella generazione.
Sergio Staino (1940-2023)
Nato a Piancastagnaio l’8 giugno 1940 e laureato in architettura, Staino iniziò a collaborare con Linus nel 1979, quando la rivista era diretta da Oreste del Buono. Lì creò il suo personaggio più famoso, Bobo, protagonista di vignette con cui commentava la politica italiana dal punto di vista di un uomo della sua generazione, un sessantottino ormai disilluso dalla possibilità di rinnovarsi della società. Le battute nascevano spesso dal confronto con Ilaria e Michele, figli del personaggio e portavoce del pensiero delle generazioni più giovani. Altri personaggi ricorrenti sono la moglie Bibi e il compagno di partito Molotov, incarnazione dell’ortodossia del Partito Comunista Italiano e delle sue successive evoluzioni.
Negli anni Ottanta Staino collaborò poi in qualità di vignettista con quotidiani come Il Messaggero e l’Unità, per poi fondare nel 1986 il settimanale satirico Tango, che ebbe anche una propaggine televisiva su Rai 3, a partire dal 1987, con il nome Teletango. Nel 1989 scrisse e diresse il film Cavalli si nasce, mentre a inizio anni Novanta fu tra gli ideatori del varietà satirico Cielito lindo, condotto da Claudio Bisio e Athina Cenci, e direttore artistico del Teatro Puccini di Firenze e dell’Estate Fiorentina (1998-99).
Negli ultimi anni aveva ridotto i suoi impegni di disegnatore a causa di gravi problemi alla vista che l’avevano reso quasi cieco. La collaborazione quotidiana con La Stampa, Tiscali Notizie, il Riformista e la serie di vignette Hello Jesus su Avvenire nel 2018, reintepretazione di Gesù da parte di un ateo, erano possibili grazie all’apporto di collaboratori.
Sergio Staino soffriva di problemi agli occhi già dall’infanzia. «Non si accorsero della mia situazione – raccontò a La Stampa nel 2015 – nemmeno quando ho pestato ed ucciso un pulcino. Io piangevo: ‘Non l’ho visto, non l’ho visto’, ma nessuno ci credeva». Nel 1977 ebbe il primo distacco della retina, e lui dovette reimparare a disegnare quasi da zero. Con l’età la situazione peggiorò sempre più, fino alla cecità quasi assoluta. «Quando mi chiedono un autografo io faccio sempre un Bobino, ne ho fatti milioni e so che alla fine il disegno esce e a me sembra di vederlo. Finché un giorno un ragazzo ha avuto il coraggio di dirmi: “Guardi che la penna non scrive”».
Tra il 2016 e il 2017 Sergio Staino fu co-direttore dell’Unità in affiancamento ad Andrea Romano, ruolo che lasciò in polemica con la direzione e i colleghi giornalisti.
Nel corso degli anni, le sue vignette e le sue strisce sono state raccolte da vari editori, tra cui Milano Libri, Editori Riuniti, Editori del Grifo, Baldini & Castoldi, Feltrinelli ed Einaudi.

