Catalogo Covers at An Exhibition

Catalogo Covers at An Exhibition

Covers at An Exhibition
Copertine in mostra – Visioni artistiche che valorizzano la musica
a cura di Giuseppe Bellobuono e Daniele Massimi

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CATALOGO COMPLETO DELLA MOSTRA (PDF)


Come in una sinfonia in cui si uniscono più suoni di diversa natura e arrivano all’orecchio dell’ascoltatore, così più copertine differenti tra loro formano un caleidoscopio di colori, forme e soggetti che ci immergono nel mondo dell’immagine e creano una festa per gli occhi.

Ecco la selezione di copertine che è stata creata per questa mostra che celebra la musica da vedere oltre che da ascoltare. Ma non è una classifica né tanto meno una hit parade visiva.
Tante copertine e tanti autori sono stati tralasciati, ma quello che si propone è un esempio – in base al gusto personale degli allestitori come semplici appassionati di musica – di come arte visiva e arte musicale possano valorizzarsi a vicenda, creando nel disco un unicum per la nostra memoria.

Un viaggio attraverso decenni di creatività dove la musica incontra l’arte e l’arte amplifica la musica, in una danza eterna di bellezza e significato.


Iniziamo un percorso tra le copertine degli LP con tre lavori che celebrano l’opera Pictures at an Exhibition (Quadri di un’esposizione), una suite per pianoforte in dieci movimenti, scritta nel 1874 dal compositore russo Modest Mussorgsky.
Proprio da Pictures at an Exhibition prende il nome la nostra mostra Covers at an Exhibition!

  • Arturo Toscanini, NBC Symphony Orchestra, Moussorgsky – Ravel / Franck – Pictures At An Exhibition / Psyche And Eros, RCA Victor Red Seal, 1954
  • Antal Dorati, Minneapolis Symphony Orchestra, Mussorgsky –  Pictures At An Exhibition, Mercury, 1960
  • Emerson, Lake & Palmer, Pictures at an Exhibition, Island 1971

Questo è il senso di esporre copertine di dischi: possono essere anche opere d’arte da osservare, conoscere e scoprire.


Tutto iniziò nel 1948, con l’avvento degli LP in vinile di 12 pollici a 33 giri quando le copertine divennero la cosa più necessaria per la vendita…


XTC, Go 2 – 1979, Virgin – Copertina:  Hipgnosis

Ecco la traduzione di questa copertina che racchiude il senso ironico di cos’è una COPERTINA DI UN DISCO:


Questa è una COPERTINA DI UN DISCO. Questo testo è il DESIGN sulla copertina del disco. Il DESIGN serve ad aiutare a VENDERE il disco. Speriamo di attirare la vostra attenzione e incoraggiarvi a prenderlo in mano. Quando l’avrete fatto, forse sarete persuasi ad ascoltare la musica – in questo caso l’album Go 2 degli XTC. Poi vogliamo che lo COMPRIATE. L’idea è che più di voi comprino questo disco, più soldi guadagneranno la Virgin Records, il manager Ian Reid e gli XTC stessi. Per i suddetti questo è noto come PIACERE. Un buon DESIGN della copertina è quello che attira più acquirenti e dà più soddisfazione. Questo testo sta cercando di attirarvi proprio come farebbe un’immagine accattivante. È progettata per farvi LEGGERE.

Questo si chiama adescare la VITTIMA, e voi siete la VITTIMA. Ma se avete una mente libera dovreste SMETTERE DI LEGGERE ADESSO! perché tutto quello che stiamo tentando di fare è farvi continuare a leggere. Tuttavia questo è un DOPPIO LEGAME perché se davvero smettete starete facendo quello che vi diciamo, e se continuate a leggere starete facendo quello che abbiamo sempre voluto. E più continuate a leggere più cadete in questo semplice espediente che vi spiega esattamente come funziona un buon design commerciale.

Sono TRUCCHI e questo è il TRUCCO peggiore di tutti dato che lo sta descrivendo mentre cerca di INGANNARVI, e se avete letto fino a qui allora siete stati INGANNATI ma non lo avreste saputo se non aveste letto fino a qui. Almeno ve lo stiamo dicendo direttamente invece di sedurvi con un’immagine bella o suggestiva che potrebbe non dirvelo mai.

Vi stiamo facendo sapere che dovreste comprare questo disco perché essenzialmente è un PRODOTTO e i PRODOTTI devono essere consumati e voi siete un consumatore e questo è un buon PRODOTTO. Avremmo potuto scrivere il nome della band con caratteri speciali in modo che risaltasse e lo vedeste prima di leggere tutto questo testo e possibilmente lo avreste comprato comunque. Quello che stiamo realmente suggerendo è che siete PAZZI a comprare o non comprare un album solo come conseguenza del design sulla sua copertina. Questo è un imbroglio perché se siete d’accordo allora probabilmente vi piacerà questo testo – che è il design della copertina – e quindi l’album all’interno. Ma vi abbiamo appena messo in guardia proprio contro questa possibilità. L’imbroglio è un imbroglio. Un buon design della copertina potrebbe essere considerato come quello che vi fa comprare il disco, ma questo non succede mai realmente a VOI perché VOI sapete che è solo un design per la copertina. E questa è la COPERTINA DEL DISCO.


CATEGORIE

COMMAND RECORDS ° LANDMARKS
A REGOLA D’ARTE
FOTOGRAFI ° ILLUSTRATORI
HEAVY METAL ° PACKAGING
SIMILITUDINI ° COLONNE SONORE
CENSURE ° 45 GIRI


COMMAND RECORDS

L’estetica distintiva di una etichetta che ha fatto della coerenza visiva il proprio marchio, creando un linguaggio grafico riconoscibile e innovativo che ha influenzato generazioni di designer.


La serie di dischi realizzati dalla Command Records oltre mezzo secolo fa è molto apprezzata dagli intenditori di musica ed è ricercata per le sue straordinarie copertine.

La Command Records, fu fondata nel 1959 da Enoch Light (1905-1978), direttore d’orchestra e straordinario ingegnere del suono, e da George Schwager che diede vita a sonorità innovative attraverso l’instancabile sviluppo della riproduzione stereofonica.

La Command si chiamava originariamente Command Performance Records e successivamente divenne Command ABC-Paramount con uffici nell’edificio Paramount a Times Square (New York).

La Command si rivolgeva a persone esigenti che desideravano un suono più raffinato ed ha prodotto musica jazz progressiva, percussiva, ritmica, solisti e big band.

Per questa etichetta registrarono talenti come Tony MottolaCount BasieDick HymanBuddy DeFrancoThe Ray Charles Singers e la Light Brigade di Enoch Light. Ma il contributo più significativo della Command è stata la sua “scrupolosa ricerca in tutte le fasi nel campo della registrazione“, come si può leggere nelle note di copertina della maggior parte degli album pubblicati, insieme alla “promessa di produrre solo registrazioni che contribuiranno al vostro divertimento musicale e soddisferanno con successo i vostri elevati standard di qualità”.

I dischi della Command raggiunsero i loro obiettivi grazie a una fedeltà del suono che poteva essere ottenuta solo con un pick-up microfonico multiplo: “Dall’origine del suono in un grande studio acusticamente perfetto, all’editing e alla ri-registrazione, fino alla stampa finale del disco, vengono utilizzate solo le migliori attrezzature”. Questa era, dopo tutto, l’era dell’hi-fi.

Enoch Light si è impegnato a fondo per realizzare la sua visione sonora. Sperimentò anche la disposizione dei musicisti durante la registrazione per creare effetti interessanti. Per ottenere il suono che cercava, Light masterizzò i primi tre dischi 39 volte, fino a raggiungere il risultato desiderato. I dischi erano gatefold con esaurienti linear notes, che descrivevano nei minimi dettagli il processo di registrazione e accreditavano tutti i musicisti coinvolti. Ogni traccia era anche annotata sulla confezione, descrivendo il modo in cui avrebbe suonato per testare l’impianto stereo di casa.

Nonostante il mercato apparentemente ristretto per questi dischi, le prime due uscite divennero grandi successi. Nel giro di un anno vendettero 250.000 copie ciascuno, mentre gli otto album successivi ne vendettero 100.000 ciascuno. Le vendite erano state indubbiamente aiutate anche dalla grafica essenziale e minimale, che le distinguevano da tutte le altre per accontentare un pubblico sempre più esigente.

L’astrazione e la ricerca grafica era un valido contributo visivo alla musica che proveniva dagli studi della Command Records e il direttore artistico era il designer e pittore Charles E. Murphy (1933-2005).

Murphy è stato il direttore artistico della Command fin dall’inizio, nel 1959, e fino alla fine degli anni Sessanta. Originario di New York e veterano della guerra di Corea, negli anni Cinquanta studiò arte a Yale e ha avuto come guida e insegnante il leggendario artista Josef Albers.
Fu Albers, proprio sotto la direzione di Charles E. Murphy, a creare le copertine dei primi due dischi. Murphy preferiva l’arte moderna, la teoria del colore e il jazz e Josef Albers era l’insegnante perfetto.

Murphy mantenne la sua vecchia scuola quando in seguito commissionò ad Albers le copertine delle serie Persuasive Percussion e Provocative Percussion, sulle quali utilizzò forme geometriche puramente non rappresentative ma estremamente provocatorie. Questi furono probabilmente gli unici incarichi commerciali di Albers negli Stati Uniti.

Il suo approccio alla geometria pura e simbolica e alla linearità giocosa divenne la base dell’identità visiva dell’etichetta Command, che includeva anche il contributo artistico e astratto di George Giusti, uno dei più stretti amici di Murphy, e di S. Neil Fujita, anch’essi noti come Midcentury Modernists e famosi per aver disegnato dozzine di copertine di album e di libri. Giusti colse l’occasione per sperimentare anche il disegno e il collage.

La selezione proposta vuole dare un rapido sguardo a quella produzione scegliendo le copertine più rappresentative.

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LANDMARKS

Le pietre miliari dell’arte discografica: copertine divenute icone culturali che hanno superato i confini della musica  e del tempo per entrare nell’immaginario collettivo e nella storia dell’arte contemporanea.

Punti fermi nella musica. Scelta difficilissima! Sono 31 copertine scelte tra l’immenso panorama musicale. Quelle che non si può fare a meno di mettere, quelle che rappresentano i dischi da portare sempre con se e che sono punti di riferimento storici condivisi da molti. Le copertine vanno dal 1956 al 1991 e sono rappresentative del tempo in cui il vinile era la “forma” oggettiva più venduta per la musica!

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A REGOLA D’ARTE

Quando i maestri dell’arte figurativa incontrano la musica: collaborazioni tra grandi pittori e musicisti che hanno dato vita a opere dove pittura e suono dialogano in perfetta armonia.

Quando si è di fronte ad un opera d’arte? Quando rappresenta un momento storico, un momento emozionale, una sintesi unica ed esclusiva di un percorso. Ecco 25 copertine eseguite da artisti, o grafici che hanno usato l’arte come riferimento o che sono stata fatte dagli stessi autori dell’album. La copertina diventa un tramite artistico per aggiungere arte all’arte, proponendo nuovi significati alla musica. Una piccola selezione di pittori, grafici e musicisti-artisti per un affresco visivo che esalta ancora di più l’emozione dell’ascolto.

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FOTOGRAFI

L’obiettivo che cattura l’essenza: quando la fotografia d’autore diventa il linguaggio privilegiato per raccontare visivamente la musica, creando immagini che restano impresse nella memoria. Quando l’immagine diventa mito.

I fotografi della musica rock hanno giocato un ruolo fondamentale nel catturare l’energia, l’atteggiamento e la cultura di questo genere musicale.
Ecco una selezione di fotografi internazionali con una piccola rappresentanza anche italiana.
Le loro foto hanno contribuito a costruire miti e leggende, trasformando musicisti in icone culturali ma anche a creare dischi memorabili.

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ILLUSTRATORI

Il mondo del disegno applicato alla musica: illustratori che hanno creato mondi fantastici (Roger Dean per gli Yes), grafici che hanno rivoluzionato il linguaggio visivo (il surrealismo di Mark Ryden) e fumettisti che hanno portato la narrativa sequenziale nel disco (i personaggi di Robert Crumb).

Gli Illustratori, i grafici e i fumettisti sono i protagonisti assoluti nelle copertine dei vinili da quelle jazz degli anni ’50 fino ad oggi. Contaminazioni tra fumetto, illustrazione e musica che restano nella memoria.
Il richiamo ai fumetti nel mondo discografico consente di raccontare con pochi tratti colorati storie e situazioni in modo ottimale. Spesso nel fumetto applicato alla discografia si tende a produrre storie in stretta connessione con le canzoni o con il contenuto dell’album.
Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta, l’Italia vive una stagione irripetibile di creatività che travolge ogni forma espressiva. Solo per citare qualche artista: Guido Crepax, Milo Manara e Tanino Liberatore.
In questo clima di fermento culturale, anche le copertine degli album diventano una tela preziosa dove alcuni dei più importanti artisti italiani sperimentano linguaggi nuovi, contaminando il mondo del fumetto, della grafica e dell’illustrazione con quello della musica popolare.

Ecco una selezione di copertine straniere ed italiane per sottolineare il legame tra immagine e fantasia nelle copertine che arricchiscono il contenuto musicale dei dischi.

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HEAVY METAL

L’estetica del metallo: un genere musicale che ha sviluppato un codice visivo inconfondibile, fatto di simboli, colori e atmosfere che rispecchiano la forza espressiva della musica.
Quando l’immagine diventa la potenza visiva del suono.

Le Origini
I pionieri sono generalmente considerati i Black Sabbath, che con il loro album di debutto del 1970 hanno praticamente inventato il genere. Tony Iommi, il chitarrista, sviluppò quel suono cupo e pesante anche a causa di un incidente che gli aveva fatto perdere le punte di due dita. Nello stesso periodo, anche Deep Purple e Led Zeppelin contribuivano a definire i canoni del metal con i loro riff potenti e assoli virtuosistici.

L’Evoluzione
I Judas Priest introducono elementi che diventeranno iconici come l’abbigliamento di pelle e le doppie casse di batteria. I Motörhead di Lemmy aggiungono velocità e aggressività, influenzando il futuro thrash metal.

La New Wave of British Heavy Metal (NWOBHM) è un movimento fondamentale nella storia del metal che nasce alla fine degli anni ’70 in Inghilterra, in un periodo di crisi economica e sociale. Il punk aveva dominato la scena musicale britannica, ma molti giovani musicisti volevano qualcosa di diverso: mantenere l’energia e l’attitudine DIY del punk, ma con la tecnica e la potenza dell’heavy metal classico.
È considerata la “seconda ondata” del metal dopo quella originaria di Black Sabbath, Deep Purple e Led Zeppelin. Capelli lunghi, chitarre alzate verso il cielo, ritmi selvaggi e un oceano di borchie. La tempesta di rumore riprendeva a colorare di acciaio il cielo. Una grande pioggia di riff incandescenti produceva colate di metallo fuso che sommergeva tutto. I giovani guerrieri elettrici avevano ripreso in mano le loro spade di metallo. Bardati di cuoio e di ferro mettevano a dura prova i padiglioni auricolari di una generazione che era pronta alla battaglia. (Cit. – da un vecchio numero di Rockstar degli anni ’80)

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PACKAGING

L’arte del contenitore: quando il design si fa architettura del disco, curando ogni aspetto fisico dell’oggetto musicale. Gatefold e trigatefold innovativi, inserti speciali, texture tattili (tra tutti Peter Saville PSA), fustellature creative e soluzioni grafiche (copertine poster e sagomate) che trasformano l’album in un’esperienza sensoriale completa, dove aprire il disco diventa un rituale di scoperta.
Questa distinzione evidenzia come da una parte ci sia la creatività artistica del contenuto visivo, dall’altra l’ingegnosità tecnica e progettuale del contenitore, due aspetti complementari ma distinti dell’arte discografica.

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SIMILITUDINI

I rimandi e le citazioni: copertine che dialogano tra loro attraverso riferimenti artistici, omaggi e reinterpretazioni, creando una rete di connessioni visive nel tempo. Esempi di assonanze e affinità.

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COLONNE SONORE

Quando la musica racconta storie: l’arte di tradurre in immagini le atmosfere cinematografiche, creando copertine che evocano mondi narrativi e suggestioni filmiche. Nei film musicali il rapporto tra cinema e musica diventa un’osmosi tra armonia ed immagine. Ecco alcuni esempi di colonne sonore di film in cui la musica è la protagonista, scelti tra i più significativi ed iconici.

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CENSURE

COPERTINE CENSURATE E PARENTAL ADVISORY: il rapporto tra arte e censura.

L’arte della provocazione e i suoi limiti: copertine che hanno sfidato i tabù della società, scatenando controversie e censure. Dalla “butcher cover” dei Beatles alle immagini che hanno richiesto l’introduzione del bollino “Parental Advisory Explicit Content“. Un piccolo viaggio attraverso le opere che hanno fatto scandalo, evidenziando come l’arte discografica sia spesso stata campo di battaglia culturale tra creatività e morale, libertà espressiva e controllo sociale.

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45 GIRI

Il piccolo formato, grande impatto: l’arte di raccontare in pochi centimetri quadrati, dove la sintesi diventa virtù e ogni elemento grafico assume un peso determinante nell’economia visiva. Piccoli esempi di grandi successi: dalle sigle ai miti del rock e della musica internazionale.

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