Gwendal, À Vos Désirs
1978, Pathé, CBS
Copertina: Enki Bilal
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Questa copertina di Enki Bilal per l’album “À Vos Désirs” dei Gwendal del 1978 è un perfetto esempio del genio visionario dell’artista serbo-francese.
L’immagine ha come protagonista un’unica creatura mostruosa e ibrida che suona simultaneamente più strumenti musicali con le sue molteplici appendici.
Questa entità multiforme di Bilal presenta caratteristiche tipiche del suo immaginario: un essere con braccia multiple che suonano vari strumenti musicali. La creatura forse è un extra-terrestre – una sorta di “musicista cosmico” ma gli strumenti che suona sono terrestri: un flauto, un violino, una chitarra e un mandolino. Un riferimento anche agli strumenti che la band suona nel disco.
La creatura rappresenta l’idea di “musica totale” – un essere che è la musica stessa, non semplicemente qualcuno che la esegue. È una metafora perfetta per il progressive rock e la musica dei Gwendal, che mescolava influenze celtiche, rock e sperimentazione.
L’aspetto più affascinante è come Bilal trasformi il concetto di “musicista” in qualcosa di primordiale e mitologico – questa creatura potrebbe essere un dio antico della musica, un’entità che crea suoni dall’alba dei tempi tra le rovine di civiltà perdute.
Il titolo “À Vos Désirs” (Ai Vostri Desideri) acquista così un significato più inquietante: questa creatura esaudisce i desideri musicali dell’ascoltatore, ma a quale prezzo? È l’incarnazione della musica come forza primordiale e selvaggia.
Un’immagine perfetta per rappresentare la potenza trasformativa e quasi magica della musica progressive.
Enki Bilal – Una biografia essenziale
Enki Bilal, nome d’arte di Enes Bilal, è nato a Belgrado il 7 ottobre 1951 e si è trasferito a Parigi all’età di nove anni. Questa esperienza migratoria segnerà profondamente la sua arte, influenzando i temi dell’esilio e dell’identità frammentata che attraversano tutta la sua opera.
Formatosi alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti di Parigi, Bilal si fa notare vincendo a vent’anni un concorso di fumetti organizzato dalla prestigiosa rivista “Pilote” nella categoria “Avventura” . Questo segna l’inizio di una carriera straordinaria che lo porterà a diventare uno dei fumettisti più influenti del panorama internazionale.
Le opere fondamentali includono la celebre Trilogia di Nikopol (“La Fiera degli Immortali“, “La Donna Trappola“, “Freddo Equatore“), che mescola fantascienza, mitologia egizia e riflessioni politiche in un futuro distopico. Il suo stile unico combina realismo pittorico e visioni oniriche, con una particolare predilezione per i toni blu-grigi e le atmosfere crepuscolari.


Oltre al fumetto, Bilal si è affermato anche come regista cinematografico, dirigendo “Bunker Palace Hôtel” (1989), “Tykho Moon” (1996) e “Immortal (ad vitam)” (2004), quest’ultimo tratto proprio dalla sua trilogia di Nikopol.
La sua arte si caratterizza per l’esplorazione di temi come l’alienazione urbana, la tecnologia, la memoria storica e l’identità culturale, sempre filtrati attraverso un immaginario fantascientifico profondamente poetico e malinconico. Bilal ha portato il fumetto nelle sale d’asta, attirando gli appassionati d’arte verso il nono arte, elevando definitivamente il medium fumettistico a forma d’arte riconosciuta.

